Atlantis – Babylon

 

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The title of the series Atlantis is derived from the legend of Atlantis, described for the first time by Plato in Timaeus, in which he describes its ascent, and in Critias, in which hedescribes its fall. The true or presumed existence of the island aside, the tale focuses on a civilisation in which pride and arrogance have driven the men to nourish excessive expansionistic aims, so that the gods decide they need to be punished: “But afterwards
there occurred violent earthquakes and floods; and in a single day and night of misfortune[...] the island of Atlantis in like mannerndisappeared in the depths of the sea” (Timaeus 25c-d). The comparison between Atlantis, which conquered without respite, and our society, which is incapable of placing restrictions on the individual’s needs is explicit: Rebecca Ballestra encourages us to reflect on the concrete risk that the fate of that legendary city might also be ours and on the fact that in the near future the populations of the most influential nations today might be punished for their greed, just like the inhabitants of Atlantis. Ancient civilisations have appeared and disappeared in cycles; in this sense Babylon outlines the concept of the earlier series, linking it, however, to the biblical tale which describes the city of Babylon and its inhabitants who, by building the Tower of Babel, want to go beyond divine limits and are therefore punished.

 

Il titolo della serie Atlantis deriva dalla leggenda di Atlantide, narrata da Platone per la prima volta nel Timeo, dove se ne racconta l’ascesa, e nel Crizia, dove se ne descrive la caduta. Al di là della reale o presunta esistenza dell’isola, il racconto verte su una civiltà dove la superbia e l’arroganza hanno spinto gli uomini a nutrire eccessive mire espansionistiche, tanto da spingere gli dei a punirli: “nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda […] scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare” (Timeo 25cd). E’ esplicito il paragone tra Atlantide, che conquistava senza mai fermarsi, e la nostra società, incapace di porre limiti ai propri ‘bisogni’: Rebecca Ballestra ci invita a riflettere sul concreto rischio che il destino di quella leggendaria città possa essere anche il nostro e che in un prossimo futuro le popolazioni delle nazioni oggi più influenti possano essere puniti per la loro ingordigia, come gli abitanti di Atlantide lo furono per la loro. Ciclicamente si sono alternate antiche civiltà, e ciclicamente sono scomparse: in questo senso Babylon ricalcail concept della serie precedente, riconducendolo però al racconto biblico che narra della città di Babilonia e dei suoi abitanti i quali, costruendo la Torre di Babele, vollero spingersi oltre i limiti divini, e per questo furono castigati.

 

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