Prisoner

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Prisoner is a site-specific installation that was created on the occasion of the 11th edition of Agorà – Grandi Formati. Arte in Piazza, a contemporary art exhibition promoted by the town of Bordighera. A large canvas of perforated PVC that lets the light and atmospheric agents filter through, 8 metres above the ground thanks to an impressive steel structure that completely covers a small square in the town’s historic city centre. When raising one’s eyes to the sky visitors see a filter separating them from it, thus experiencing the sensation of disorientation and claustrophobia: the deformed image of a half-bust man with his face and hands facing downwards, but blocked by an imaginary  barrier, evokes that of a prisoner, deprived of both his freedom and identity.
The restriction of his rights is highlighted by the presence of a pile of clothes in the centre of the square, the symbol of expropriation, abuse and injustice. Inspired by Amnesty International’s annual reports, the installation is a reflection on the international laws and preventive detention methods that came into force after the attack on the Twin Towers on September 11, 2001: “to fight international terrorism many governments introduced new measures that threaten the human rights of their own citizens, immigrants and refugees. This increase of governmental power authorises the authorities to deport and detain foreigners for an indefinite period of time, without having to present any proof against them or being challenged as regards the legality of their detention. Hundreds of people are being kept in prison, violating all procedural rights. The accusations are unknown, their place of detention is not revealed, and the relative embassies have not been informed. Furthermore, there have been countless reports of mistreatment and abuse by the inmates themselves”. Since 2004 there has been an increase in secret detention programmes and strict anti-terrorist measures, thus resulting in the gross violation of human rights and unjust restrictions of liberty. ‘Prisoners of conscience’ – a term coined by Amnesty International to define people who have been imprisoned simply because of their race, language, sexual orientation, religious or political beliefs – comprise a population that is anonymous, marginal,
without names, rights or identity.
 

Prisoner è un’installazione site specific realizzata in occasione della 11ª edizione di Agorà - Grandi Formati. Arte in Piazza, manifestazione d’arte contemporanea promossa dalla città di Bordighera. Una grande tela di pvc forata, in modo tale da far filtrare la luce e gli agenti atmosferici, posizionata a 8 metri d’altezza grazie ad un’imponente struttura da concerto in acciaio, copre interamente una piazzetta del centro storico della città. Volgendo lo sguardo al cielo il visitatore trova un filtro a separarlo da esso, percependo così un effetto di spaesamento e claustrofobia: l’immagine deformata di un uomo a mezzo busto con le mani e la faccia rivolte verso il basso, ma bloccate da un’ideale barriera, evoca quella del detenuto, privato dellasua libertà e identità. La restrizione dei suoi diritti viene enfatizzata dalla presenza, al centro della piazza, di un cumulo di vestiti, simbolo dell’espropriazione, dell’abuso e del sopruso. L’installazione, ispirata ai report annuali redatti da Amnesty International, iflette sulle leggi e sui metodi internazionali di detenzione preventiva attuati dopo il crollo delle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001: “per combattere il terrorismo internazionale molti governi hanno introdotto nuove misure che minacciano i diritti umani dei loro stessi cittadini, immigrati e rifugiati. L’incremento di poteri governativi autorizza le autorità a deportare e trattenere, per un periodo di tempo indefinito, cittadini stranieri senza presentare prove contro di loro o permettere una significativa ricusazione della legalità della detenzione. Sarebbero centinaia le persone in carcere detenute in violazione dei diritti processuali: non sono note le accuse, non si conosce il luogo di detenzione, non sono state informate le relative ambasciate. Sono, inoltre, molte le denunce di maltrattamenti e abusi ai danni dei detenuti”. Una situazione che dal 2004 ad oggi ha visto l’aumento di programmi di detenzione segreta e di severe misure anti-terroristiche comportando gravi violazioni dei diritti umani e ingiuste limitazione delle libertà. I ‘prigionieri di coscienza’ - termine coniato da Amnesty International per definire persone alle quali viene tolta la libertà solamente a causa della loro razza, lingua, orientamento sessuale e appartenenza religiosa o politica – costituiscono così una popolazione anonima, marginale, senza nome, diritti e identità.

 

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