The Future is Near

 

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A three-dimensional cartoon shows the aerial view of a typical cosmopolitan city with soaring skyscrapers. Black birds, a bad omen, are moving in flocks on the rooftops of the high buildings with an inauspicious sound track in the background. Below the screen is a book for the viewer: written by the Argentine Marcos Rosenzvaig playwright especially for this work, "The Scrolls of the Dead Planet" describe the rediscovery in 2050 of ancient manuscripts in a bottle in which a sage rabbi describes the conquest of an entire planet driven by money: the earth, now nothing more than trade goods, has thus come to the end of the “post-modern antiquity” with man persecuted by ‘cannibal profit’. The end of a civilisation is cyclically replaced by the birth of another. The reader continues reading and, identifying with the narrator, realises that the ‘cyclical’ end is about to sweep him away as well: “I opened the window as if it were the first page of a book. The arid earth stretched as far as the eye could see. I looked down and felt the emptiness like a bared titan. A few green buds sprouted out of the earth, defying the empire of wind despite their fragility. The world gradually began its regeneration. On the other side of the earth, a dog affirmed life on the planet. The barking resounded while the bottle continues its uninterrupted journey”49. A post-human vision that, without indulging in clichés, shows us the future of the earth: a layman’s vision of the earth, without moving the balance in anyone’s favour, not man and his survival, nor Being located directly under the Atlantic Jet Stream, we have mild humid summers and mild winters with plenty of rain, perfect for tea growing. the earth and its liberation from the human being who is destroying it. 

 

Un’animazione tridimensionale presenta la vista aerea di una tipica città cosmopolita con i suoi alti grattacieli. Uccelli neri, segno di cattivo presagio, si muovono in stormi sui tetti degli altissimi palazzi, col sottofondo di una nefasta colonna sonora. Sotto il monitor, un libro è messo a disposizione dello spettatore: scritto dal drammaturgo argentino Marcos Rosenzvaig appositamente  per quest’opera, I rotoli del pianeta morto narrano del ritrovamento, avvenuto nel 2050, di antichi manoscritti in una bottiglia, nei quali un saggio rabbino descrive la conquista dell’intero pianeta ad opera del denaro: la terra, ormai merce di scambio, è giunta così alla fine dell’“antichità post-moderna”, con l’uomo perseguitato da un ‘profitto cannibale’. La fine di una civiltà si alterna ciclicamente alla nascita di un’altra. Il lettore prosegue il racconto e, immedesimandosi nel narratore, constata che quella fine ‘ciclica’ sta per travolgere anche lui: “aprii la finestra come la prima pagina di un libro. La terra si estendeva senza limiti nella sua aridità. Mi affacciai e sentii il vuoto come un titano denudato. Alcune gemme verdi spingevano per uscire dalla terra e sfidavano nonostante la loro fragilità l’impero del vento. Il mondo cominciava lentamente la sua rigenerazione. Dall’altro lato della terra un cane affermava la vita sul pianeta. I latrati rimbombavano mentre la bottiglia continua il suo viaggio ininterrotto”. Una visione post-umana che, senza indulgere alla banalizzazione, ci mostra il futuro della terra: una visione laica del mondo, senza sbilanciamenti a favore di nessuno, né dell’uomo e della sua sopravvivenza, né della terra e della sua liberazione dall’essere  umano che la sta distruggendo. 


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